Festa di S. Antonio Abate

La festa in onore di Sant’Antonio Abate è sicuramente la festa più sentita dagli abitanti di Villavallelonga. Dal 12 al 17 gennaio Villavallelonga vive uno dei periodi più intensi e magici riproponendo i rituali complessi della festa Antoniana[1]. Il culto per il Santo protettore degli animali e del fuoco, ha origini antichissime e si tramanda di generazione in generazione. Maschere, pupazze, cesti, corone, fuochi, cottore, carri allegorici, riti e simboli che culminano nella Panarda (dal greco pan="tutto" e dall’arabo ardo=”caldo, fuoco”) un rito, una cena, caratterizzato dall’abbondanza alimentare ma che presenta anche aspetti religiosi e sociali.

 

Nei giorni dal 12 al 15 gennaio, vengono distribuite le fave, la cosiddetta favata, con la panetta e i frascaregj a mò di elemosina in onore del Santo. Contestualmente, il paese è animato dal gruppo Pro Sant’Antonio che gira per le vie suonando e cantando i versi dedicati al protettore del fuoco e degli animali. Uno degli aspetti più significativi e belli di questa festa, è rappresentato dai gruppi di bambini che in quei giorni girano per il paese cantando, con campanacci e tamburelli, incuranti del freddo, mossi da un sentimento per il Santo che è difficile mettere nero su bianco. Negli ultimi anni, anche alcune associazioni del paese (come il gruppo alpini Villavallelonga) o gruppi di cittadini di uno stesso rione, offrono pasta e panini a tutti.

Nel pomeriggio del 15 gennaio si ripete la benedizione delle fava a foc, il gruppo Pro Sant’Antonio assieme al parroco, si reca nelle abitazioni delle famiglie che per grazia ricevuta rinnovano ogni anno il rito della cottura e della distribuzione delle fave.

Il 16 pomeriggio per le vie del paese sfilano ragazze e ragazzi in abiti tradizionali, bambini con cesti addobbati o con animali, e la S’gnora, un fantoccio guidato da una persona al suo interno che inizia una danza di corteggiamento[2], I mmascar brutt e I mmascar begj: i primi sono rappresentati da ragazzi con volto coperto o dipinto di nero, con corna e cipolla in bocca, che trascinando catene lunghe e pesanti urlano e spaventano grandi e piccini: i secondi sono invece rappresentati da ragazzi vestiti di bianco. Una volta arrivati in piazza, si assiste alla rappresentazione di uno dei due miracoli che si tramandano a Villavallelonga e successivamente, al ballo delle pupazze altri fantocci realizzati dai giovani del paese che richiamano l’inizio del carnevale.

Il 17 gennaio si apre con la celebrazione della messa in onore del Santo, seguita dalla processione e dalla benedizione degli animali in piazza IV Novembre. Nel pomeriggio, si svolge una seconda sfilata arricchita questa volta da carri allegorici e da ragazzi in maschera, chiaro richiamo al carnevale. Giunti di nuovo in piazza IV Novembre inizia il ballo delle pupazze, un richiamo alla “tentazione” subita anche da Sant’Antonio nell’arco della sua vita. Al calare della sera, le pupazze vengono bruciate sulle note della canzone di Sant’Antonio Abate, mentre il Comitato Sant’Antonio Abate, eletto tra tutti i panarderi, distribuisce pasta, panini e fave cotte. Bruciare le pupazze è un rito che richiama un segno di liberazione e soprattutto di buona fortuna per i tempi a seguire.

 


[1] Villavallelonga Segreta, L. Palozzi, 2019

[2] Storia di Villavallelonga, L. Palozzi 1982