San Leucio Patrono

 

SAN LEUCIO PATRONO

Il Santo originario di Alessandria d’Egitto ha una vita leggendaria costellata di miracoli e a Brindisi fu primo Vescovo. I pastori della Vallelonga, già nei primi tempi della Chiesa, migravano con le greggi in Puglia ed in quei luoghi avevano avuto modo di conoscere il culto per il primo Vescovo brindisino; in epoche successive, avevano seguito le alterne vicende della Sua traslazione in Trani, Benevento ed anche altrove, così dal focolaio pugliese nasceva e si diffondeva la devozione per S. Leucio ed i pastori riconducevano alla terra natale un culto che a Villavallelonga ha trovato espressione nella edificazione delle chiese a lui intitolate, attestate da oltre un millennio.  

Il Corsignani nel 1738 descrive il tempio di “S. Lucio” (S. Leucio) e quello di “Nostra Donna” (Madonna delle Grazie) «vicino ad un rivo d’acqua assai rinomata, detto il fonte della Villa». In seguito all’editto emanato da Mons. Dragonetti nel 1728, un registro descrive le chiese del luogo e indica quella «consacrata al glorioso S. Leucio Protettore», ubicata a mezzo miglio dal paese. Nella chiesa si trovava una preziosa pittura, posta sull’altare e con al fianco la statua del Santo, mentre una campanella era stata acquistata a spese di Francesco Antonio Grande. La devozione per San Leucio, è presente in questo territorio marsicano almeno dal IX secolo, precisamente dall’872 con la Chiesa di San Leucio alle Moscosa. Nella Bolla Pontificia del 1188, poi, si rileva la descrizione delle chiese dipendenti dalla Santa Sede e ivi si riporta anche la chiesa di S. Leucii, oltre a quella di San Nicola in Rocca. Non c’è alcun dubbio sul culto ultra millenario per San Leucio, qui introdotto dai nostri pastori transumanti in Puglia, mentre appare assai originale la particolare evoluzione laica del patronato che ha portato al riconoscimento dell’antichità del culto e del valore della liturgia in Rito doppio di prima classe con l’ottava (Il Rito doppio è una particolare forma di recita dell’Ufficio divino, in uso un tempo nella liturgia cattolica per una festività particolarmente solenne. Era dotato di primi e secondi vespri e le antifone venivano ripetute per intero prima e dopo ogni salmo delle ore canoniche maggiori).

L’ubicazione della chiesa dedicata al Santo, appare del tutto conforme all’esperienza brindisina, dove due chiese in onore di San Leucio sono state fondate fuori dalla porta occidentale di Brindisi, così a Villavallelonga dove la chiesa è stata edificata a occidente su un Colle chiamato di San Leucio, con ai piedi due fonti (sempre di San Leucio) Canalicchia e Fonte Vecchia, che hanno avuto un ruolo fondamentale nei rapporti tra Villavallelonga e Collelongo. Le ragioni della predetta ubicazione sarebbero da porre in relazione con la storica provenienza di Leucio da un’altra terra (dalla nativa Alessandria d’Egitto o da Roma per comando di S. Pietro), certamente lontana da Brindisi. Le chiese principali intitolate al Santo si trovano tutte ad occidente, rispetto all’abitato, e a Brindisi S. Leucio entrò per la prima volta attraverso la porta occidentale della città. I documenti locali attestano che nelle annate di siccità la sola sorgente che non perdesse l’alimentazione era la Fontevecchia di S. Leucio, utilizzata anche dai collelonghesi per il proprio bestiame: le due Università avevano regolato l’uso delle fonti dal 1583, con un atto notarile, in modo da consentire a Collelongo di poter abbeverare gli animali ma con il pagamento di una somma annua. Evidentemente le prescrizioni dell’atto notarile non furono rispettate o comunque si commettevano abusi, tanto che nel 1624 i rispettivi pastori diedero luogo ad una “rissa” tra i due paesi, in quanto oltre ai contrasti sull’uso delle fonti e dei pascoli, si aggiunse il sospetto che i collelonghesi volessero trafugare la statua di San Leucio, custodita nella chiesa al colle soprastante. Durante la rissa, discesa improvvisa una nebbia che avvolse i contendenti, al punto che i collelonghesi non si riconobbero più e finirono con l’uccidersi loro stessi. Dopo quest’avvenimento, l’Università di Villavallelonga si impegnò a far celebrare una messa di ringraziamento nel giorno 2 luglio. In questo episodio si inserisce quindi un intervento miracoloso attribuito a San Leucio, la diffusione della fitta nebbia, similmente alle comunità di Atessa insediate su due colline adiacenti e separate da un vallone dove dimorava un dragone che impediva loro di incontrarsi, tanto da dover essere annientato da San Leucio, poi elettro Patrono, con l’edificzione di una cattedrale. Anche per Villavallelonga il fatto miracoloso indusse i pastori ad una svolta votiva con un crescendo di iniziative in onore del Santo e con una caratterizzazione laica del relativo culto. Dapprima concessero donazioni al Beneficio di San Leucio per avere un canonico espressamente designato per celebrarne il rito, con l’elezione di un eremita per la custodia della Chiesa, anche perché si trovava fuori dal paese.

 

La natura laica del patronato di S. Leucio si afferma in modo inequivocabile nella tabella degli uffici e delle messe da celebrare nell’anno; infatti risulta che l’Università di Villavallelonga era tenuta a far pagare al «Signore della festa del Protettore S. Leucio», per la dedicazione della chiesa parrocchiale, la somma di ducati undici alla data del “2 settembre”. 

Lo stesso documento fa obbligo all’Università di far celebrare due uffici annui, uno nella festa di S. Sebastiano e l’altro nella festa della Visitazione di Maria SS. il 2 di luglio, per la rissa con la vicina Università di Collelongo che, evidentemente, doveva essersi risolta a favore della Villa. Oltre alla natura laica del patronato di S. Leucio, si osserva l’evoluzione del culto attraverso l’approvazione dell’Ufficio del Santo nel Rito doppio di prima classe con l’ottava e la donazione della Reliquia dalla cui data si festeggiano le ricorrenze centenarie. Il primo evento consegue alla richiesta avanzata dal clero di Villavallelonga nel 1767; l’istanza di approvazione dell’Ufficio di S. Leucio, presentata alla Sacra Congregazione dei Riti, fu facilitata da successive memorie nelle quali si precisava che la chiesa parrocchiale era intitolata anche a S. Leucio. La condizione decisiva era però rappresentata dal fatto che il Protettore fosse venerato da tempo antichissimo e questa circostanza permise l’accoglimento dell’istanza, in quanto si trattava di un culto anteriore al 1630, quindi, non soggetto alle limitazioni del decreto di Urbano VIII, emanato appunto in tale anno. La Sacra Congregazione dei Riti aveva affidato l’istruzione della pratica all’avv. Gian Battista Alegiani, il legale di fiducia dello storico Antinori; dal conto delle spese fatte per ottenere l’Ufficio di S. Leucio il clero di Villa dovette pagare la somma di scudi sei, pari al costo di 72 copie del memoriale, dei diritti di segreteria, delle mance, del viatico e delle funzioni legali. Il decreto del gennaio 1769 estendeva alla comunità di Villavallelonga le orazioni di S. Leucio da quelle della Diocesi di Trani (1741). Tuttavia nel documento non si faceva menzione del Rito, cioè della solennità con cui si dovesse recitare il detto Ufficio, ma, essendo S. Leucio titolare della chiesa parrocchiale e Patrono principale, spettava di diritto (de jure) il Rito doppio di prima classe con l’ottava, in base ad un decreto del 1720.

Il documento di approvazione, oltre a segnare una tappa significativa nell’evoluzione del culto a S. Leucio, costituisce anche uno dei primi atti ufficiali attestante la moderna designazione di Villavallelonga. Ogni variazione, come sempre avviene, non è mai istantanea e sistematica, così trova spiegazione la lettera di Fra Berardino Mezzadri del 26 febbraio 1769, scritta in seguito alla visita a Roma del sig. Abate Floridi, nella quale si precisa: «Debbo però pregarla a rispondermi con sollecitudine su quanto qui aggiungo; cioè che nell’accennato Decreto si dice: ... Villae Vallis Longae. Il suddetto sig. Abb. Floridi dice doversi scrivere Collis Longae non Vallis Longae, acciocché se si dovrà correggere si faccia prima d’inviarlo costà e per questo fine ritengo presso di me il Decreto Originale». 

Evidentemente la variazione della denominazione del luogo tardava a diffondersi, giacché l’evoluzione del culto a S. Leucio è intimamente legata alla fondazione dell’Università di Villavallelonga. Il fatto religioso e l’evento civile si trovano raffigurati nello stemma dell’Università che contiene l’immagine di S. Leucio contornata dall’iscrizione “S. Leucius Villa Vallelonga 1747”. Il sigillo ha convalidato tutti i documenti dell’Università (Comune) a far data dal 1747.

  

Dopo i cambiamenti civili avvenuti nello scorcio della prima metà del XVIII secolo, si registra il fatto eccezionale della donazione della reliquia di S. Leucio.

Nel 1778 alcuni pastori villavallelonghesi, locati di Puglia, tornavano dal Tavoliere e, dopo aver varcato la forca Trivella, che dal lago di Fucino immetteva nel territorio di Villa, consegnavano al clero della terra natale la preziosa reliquia di un osso del dito di S. Leucio. Lo storico evento viene attestato da due documenti vescovili.

La prima testimonianza è dell’8 ottobre 1778 e si riferisce alla donazione della reliquia di S. Leucio da parte dell’Arcivescovo di Trani, Mons. Gaetano Maria Capicio. La donazione si inserisce nel quadro delle tradizioni dei pastori di Villa che transumavano con il gregge in Puglia ed erano soliti fermarsi per antica devozione presso la cattedrale di Trani.

Lì trascorrevano la notte in canti e festeggiamenti; inoltre, il clero di Trani è stato un tramite per l’estensione delle proprie orazioni in onore di S. Leucio al clero di Villavallelonga e poi ha offerto un frammento delle venerate reliquie del Santo.

  

L’altro documento del 10 dicembre 1778, datato in Pescina dal Vescovo dei Marsi Mons. Francesco Vincenzo Lajezza, contiene l’autentica del dono, « custodito in teca d’argento di forma ovale e protetta anteriormente da un cristallo », pare si tratti di una falange del dito mignolo. L’avvenimento risulta anche da un’iscrizione in pietra, forse mutila, che si trova sulla facciata della chiesa di S. Leucio e dice così: « A.D. 1778 DE IURE PATRONATUS LAICORUM VEL FUNDATORUM UNIVERSITATIS VILLAVALLIS(LONGAE) ».

L’indicazione del patronato laico è di tutta evidenza e l’attribuzione della funzione istitutiva dell’Università di Villavallelonga segna, ad un tempo, una storica tappa di evoluzione civile e religiosa.

 

L’arrivo della reliquia non poteva non tradursi in un rinnovato ardore che si rintraccia in alcuni atti decurionali e nelle risoluzioni popolari.

Una importante risoluzione è quella del 3 maggio 1779 con la quale si stabilivano i turni di lavoro che i capifamiglia dovevano rispettare per ultimare e decorare la chiesa del Patrono. Anche la vigilanza alla chiesa veniva assicurata mediante l’eremita Gizzi Rocco che vi rimaneva fino al 1797.

La deliberazione del 1° giugno 1806 ha invece previsto il pagamento di una congrua annuale all’Abate per le celebrazioni da tenere nella ristabilita chiesa di S. Leucio; ancora in applicazione di una delibera decurionale del 23 marzo 1823 si disponeva che alla chiesa fosse assegnato un sacerdote canonico della parrocchiale ed il primo incarico veniva conferito a Don Giuseppe Mastrella. Nel frattempo si andavano moltiplicando le donazioni di beni e terreni al Capitolo di S. Leucio e le rendite venivano amministrate dal Comune fino al 1823, quando una delibera le assegnava direttamente alla parrocchiale, in sostituzione della congrua che annualmente si pagava. 

  

In altri Comuni molti benefici di S. Leucio, unitamente ai boschi, alle foreste, ai beni allodiali, avevano costituito i primi fondi del cosiddetto demanio dello Stato. 

Per la verità nel 1875 il Comune di Villavallelonga proverà a rivendicare i beni ecclesiastici del Capitolo di S. Leucio, volendo ricomprenderli nel demanio in forza delle leggi eversive del 1866-67; si assumeva, infatti, la proprietà dei beni e il patronato del Comune che fino al 1823 aveva amministrato a piacimento le rendite di tali beni. Tuttavia sul diritto di proprietà era intervenuta la prescrizione trentennale ed il patronato dei beni era ormai parte del beneficio parrocchiale che non poteva essere soppresso, né convertito in rendita pubblica.

  

La particolare solennità riconosciuta all’arrivo della reliquia ha dato inizio alla datazione dei festeggiamenti, le cui ricorrenze centenarie rivestono un chiaro spessore storico. 

Due iscrizioni in pietra del 1878 testimoniano la ricorrenza del primo centenario: la prima è posta sul lato della chiesa che guarda la Villa e dice: «Compiendosi l’anno centenario in che giunse a Villavallelonga l’insigne Reliquia del S. Patrono Leucio a memoria del solennissimo fatto M. Eleuterio Bianchi segnò 2 settembre 1878».

L’altra iscrizione in latino, su pietra lievemente bombata, si riferisce alla probabile erezione di una cappella in onore del Santo, che doveva essere ubicata in un sito soprastante la canale feudale, ora non più esistente.

L’iscrizione dice: «Ab obtenta D.vi Leucii Reliquia centesimo recurrente cives festantes ad memoriam erexere 1878»; cioè: «Ricorrendo il centesimo (anno) da quando fu ottenuta la reliquia di S. Leucio, i cittadini esultanti a ricordo eressero, 1878».

Il terremoto del 1915 ha distrutto sia la parrocchiale che la cappella, poi la pietra è stata inserita nel muro di contenimento del centro storico ed ora si ritrova in luogo più proprio sul prospetto della chiesa di S. Leucio.

 

Anche sul basamento in pietra, che sorregge una croce innanzi alla chiesa, si rinviene un’iscrizione, appena percettibile, sulla facciata del secondo gradino, che dice: «Provvidero a far elevare (questa) croce ... Bianchi e... Coccia».

Di recente compilazione è invece l’altro messaggio che sulla porta della Chiesa testimonia il ricorrere del secondo centenario “Il popolo di Villavallelonga a ricordo del 2° centenario dall’arrivo della reliquia del Santo Patrono Leucio. Villavallelonga addì 2 settembre 1978». Infine la tradizione attuale festeggia S. Leucio l’11 gennaio, data della commemorazione di Sancti Leucii confessoris, riportata nel Martirologio Geronimiano, mentre i solenni festeggiamenti vengono riproposti in forma solenne il 2 settembre. 

 

L’organizzazione delle manifestazioni civili e religiose viene demandata ad un Comitato di cittadini, la cui composizione viene determinata dalla sorte in modo che risultino eletti deputati soltanto i capifamiglia estratti dopo l’uscita del biglietto recante il nome di S. Leucio. 

Queste modalità elettive, condotte dai rappresentanti del Comune, sembrano resistere alla lunga tradizione laica del patronato di San Leucio. Anche negli U.S.A. e nel Canada i festeggiamenti sono celebrati alle stesse date e l’organizzazione viene demandata al Club di S. Leucio che mantiene viva la vena devozionale che lo lega culturalmente e socialmente alla terra d’origine.

 

In passato, all’aia canale si sono tenute importanti e frequentate “fiere di animali” che il 2 settembre assicuravano un caratteristico ambiente al passaggio della processione di S. Leucio. Al contrario, una tradizione antichissima ancora viva e suggestiva si ripete ogni anno durante la stagione estiva, al verificarsi della transumanza interna.

Dopo la falciatura del fieno nei prati di Angro, le greggi lasciano il paese ed i pastori pongono gli stazzi nei pressi della rinomata fonte Aceretta. 

Ai festaroli di S. Leucio corre l’obbligo di tramandare l’usanza dell’offerta ai pastori della prima cena di montagna, in segno di riconoscenza per il ruolo primario assolto dai loro antenati nella formazione del culto al Santo Patrono. I rappresentanti degli storici portatori di questa fede non mancano di riservare l’invito a trascorrere la notte con loro, in canti ed allegria. Così, al mattino, la prima mungitura, unitamente a quella della sera precedente, fornisce una copiosa quantità di latte che viene donata per la festività di S. Leucio ed il ricavato viene utilizzato per una degna celebrazione dei festeggiamenti civili e religiosi.

 

Tratto dal libro "Storia di Villavallelonga" e “Villavallelonga segreta” del prof. Leucio Palozzi